Diario di un viaggio nel gusto

Questo blog è il diario di un'avventura che inizia, la mia avventura, condotta per sentieri che non mi sono del tutto nuovi ma che attraverso il loro andare mi condurranno ad esplorare nuovi lidi.... il verde è il colore che predominerà la mia strada, il suo profumo ne sarà l'aroma allietante e suadente... un percorso gastronomico, il mio, di vita, di credo... una scelta, uno stile, il mio ritmo... ricette che trarranno dalla terra il proprio profilo, che dell'erba avranno la gentilezza e la delicata essenza, il sapore avranno della semplicità e dei sensi saranno stimolo e soddisfazione.... Un viaggio nella cucina... con la creatività e la curiosità che sempre portano lontano...

umorale

umorale
trasparenze autunnali

giovedì 12 agosto 2010

TORTA DI RISO


Quella incui sono, qui a Carrara, è la casa della nonna, con la carta da parati sul soffitto e il pianoforte dai tasti di avorio ingialliti. E' la casa con i lampadari importanti, dalle lampadine a goccia che ricordano l'idea delle candele. E' la casa dei sottovasi in ceramica bianca opaca, decorata con le roselline e degli arazzi appesi alle pareti, con su le scene ottocentesche di paesaggi campestri, in compagnia di dame, giovanotti e pecorelle.

La cucina è preceduta da un tinello sul quale si affaccia una parte della grande terrazza, poi c'è il piccolo antro nel quale si trova la "cucina a gas", quattro fuochi ed un forno incastonati in un mobiletto di acciaio smaltato di bianco. A seguire c'è quella che io definisco la "stanza familiare", con il tavolo rotondo, i pensili, il frigorifero e con la tv. E' luminosa e spaziosa ed è qui che si consumano i pasti.

La fòrmica finto legno e le bordure in acciaio sono come uno spesso filo che lega il tempo in una sola vita, conducendo da una parte all'altra, dall'infanzia alla maturità.

Io adoro questa stanza. E vissuta, piena di momenti, di parole che non si sentono più ma la cui eco è ancora presente, sebbene ormai completamente muta.

Proprio qui, alcune sere fa, abbiamo cenato in quattro.

Il cielo non era ancora del tutto brunito e l'eria fresca della sera iniziava appena a sollevarsi da terra per intrufolarsi di soppiatto in casa.

Di stelle non se ne sono viste che poche perchè uno strato sottile ma insidioso di nuvole offuscava la volta in ogni direzione.

Ad ogni modo ho cucinato a lungo.

Pesce freschissimo, servito contemporaneamente al centro della tavola perchè il banchetto fosse accessibile e libero. Soutè di cozze, gamberi al vino, seppioline al sugo con zucchine ed insalatina tenera di campo.

Insieme a queste portate ho servito pane ai cereali e del buon vino bianco ben fresco.

Una cena squisita e per finire, poichè qui la frutta sembra essere più succosa, dolce ed in armonia con la stagione, grandi fette di cocomero rosso e zuccherino. In ultimo la "mitica" torta di riso.

E' un dolce particolarmente gustoso, dal sapore pieno che invade ad ogni morso il palato di sensazioni organolettiche soffici, delicate, aromatizzate. Una ricetta refionale (anche se certamente in altre versioni si prepara anche altrove), certamente davvero tipica di questa cittadina. A Carrara la trovo sempre nei menù dei ristoranti e persino dei localini più piccini, altrettanto tipici.

La particolarità è nell'utilizzo di molte uova per ottenere una consistenza quasi budinosa del risultato finale.

Io ho seguito la ricetta tradizionale, accantonando il mio iniziale proposito di personalizzarla con note di carattere derivanti dall'aggiunta di frutta.

Si cuoce in teglie rettangolari e poi si taglia in porzioni. E' possibile ricoprirla di caramello sciropposo o semplicemente con dello sciroppo d'acero ma io l'ho servita in purezza (soluzione a mio avviso migliore), insieme a tazzine di caffè nero.

Credo sia un "dolce familiare" a sua volta, di quelli in cui sopravvive il ricordo... fatto di percezioni.


Per una teglia da circa otto porzioni occorrono: 100 g di riso arborio, 600 g di zucchero, 10 uova (ma qui ne usano anche di più, a seconda dei gusti!), 750 ml di latte fresco, la buccia grattugiata di un limone, un goccio di cognac (non indispensabile), burro per ungere la teglia, un pizzico di sale.


Lessate a metà cottura il riso in acqua salata, quindi scolatelo e lasciate che si raffreddi. Intanto mescate molto bene le uova intere con lo zucchero usando una frusta a mano per evitare che montino a zabaione, quindi unite il latte, la buccia grattugiata del limone ed il cognac. Imburrate una teglia rettangolare e sistematevi sul fondo il riso poi versatevi sopra il composto di uova.
Ponete in forno già caldo a 160° e lasciate cuocere per circa un'ora e comunque controllando spesso. La superfice deve brunire leggermente ed infilando il tipico stecchino nel dolce deve risultare asciutto (evitate di far cuocere troppo poichè altrimenti il riso tende ad indurire sul fondo ed il gusto dell'uovo ad emergere eccessivamente).
Potete servire il dolce, prima tagliato in tranci, sia tiepido che freddo... Mi saprete dire... è delizioso!

lunedì 9 agosto 2010

BARBE DI PRETE DORATE ovvero scorzobianca fritta

Ancora una ricetta della tradizione tosco-ligure che di questi tempi stò saggiando in tutto il suo sapore... Non proprio una scoperta ma senza dubbio un'immersione nel cibo alla ricerca di sensazioni gustative per me inusuali. Qui la cucina è articolata, seppur abbastanza semplice è infatti abbondante di materie prime locali e di ricette del territorio. Il fruttivendolo da cui mi servo ha le primizie del suo orto, le zucchine bitorsolute e curve, i cetrioli giallissimi, i pomodori un poco bacati (indice di bontà e naturalezza!)... pregi insomma e segnali di indici nutritivi realì, di sapore pieno, di profumo...
Cucinare è una piacevolezza raddoppiata... ed io non stò davvero lì a pensarci su troppo... fornelli e pentole sono il mio "regno"!
Queste sono le scorzobianche ma da queste parti si chiamano "barbe dei preti". Le ho appositamente richieste al fruttivendolo perchè ne conoscevo la bontà. la stagionalità e, purtroppo, la difficile reperibilità (a Roma sono quasi introvabili). La ricetta mi è stata suggerita direttamente dall'ortolana (moglie del fruttivendolo) che in negozio è sempre "dietro le quinte" a cuocere verdura!
Il risultato è buonissimo, una verdura dal retrogusto appena amarognolo, morbidissima dentro e appena croccante all'esterno. Un contorno semplicissimo... da veri buongustai!
Occorrono: due mazzetti di scorzobianca (circa 16 radici), due uova, farina bianca, olio evo, sale, poco succo di limone.
In altre versioni si può aggiungere della birra ben fredda per realizzare una vera e propria pastella ma a me sono piaciute moltissimo così, semplici, semplici!
Ho spellato le barbe con il pelapatate (utilizzando i guanti perchè, come per i carciofi, le mani divengono subito "nere"), le ho tagliate a bastoncini e fette piuttosto lunghe (tipo le patatine fritte) cercando di mantenere uno spessore comune, quindi ho lasciato in ammollo per dieci minuti in acqua e limone. Nel frattempo ho portato ad ebollizione una pentola d'acqua e qui ho successivamente scottato le scorzobianche per circa quindici minuti (devono risultare morbide ma non spappolate!).
Ho a questo punto scolato le barbe, le ho passate prima nell'uovo sbattuto e poi nella farina. In ultimo le ho fritte in abbondante olio evo (la frittura deve essere rapida ed a fiamma media, serve soltanto per rendere croccante la panatura).
Le ho scolate dall'olio, salate e servite. Volendo si possono mangiare leggermente spremute di limone.
Sono da provare... un sapore delicato, insolito, buonissimo!

venerdì 6 agosto 2010

SORBETTO AL CIOCCOLATO ED ARANCIA CANDITA

In questi giorni il mio maggiore diletto è la lettura. Ho tempo a disposizione, una terrazza spaziosissima dalla quale guardare il mare alla mia destra e le alpi Apuane alla mia sinistra, un sole caldo per godere di luce e carezzevoli sensazioni sulla pelle. Ho una cucinetta piccolina ma davvero confortevole, con un'ampia tavola a disposizione nell'atrio e molta ispirazione. Le mie letture riguardano, neanche a dirlo, l'arte del cucinare! Ho completato in pochi giorni "Il ristorante della felicità ritrovata" ed ora stò divorando "La scuola degli ingredienti segreti", molto appassionanti entrambi per una cuoca-scrittrice come me!
Tra una lettura e l'altra naturalmente conduco esperimenti gastronomici.
Questo serbetto nasce dall'ispirazione avuta dalla rivista "Sale & pepe" del mese scorso ed è soltanto un poco rivisitata dalle mie inclinazioni creative.
Le scorzette d'arancia candita le ho portate fin qui da Roma (che non sisa mai!... e infatti!!), le avevo preparate in inverno, in grandi quantità!
Per questa semplicissima ricetta occorrono: 260 ml di acqua, circa 40 g di cacao amaro, 3 cucchiai colmi di fruttosio, 100 g di cioccolato fondente al 70% e scorzette di arancia candita q.b.
Per le scorzette ho usato: arance, acqua e zucchero semolato.
Innanzi tutto la preparazione dei canditi. Ho ridotto la buccia delle arance (per me tante! ma potete usarne a vostro piacimento!) in striscioline, cercando di evitare la parte bianca che risulta piuttosto amara, e le ho fatte bollire per cinque minuti in acqua sufficiente a coprirle. Ho quindi lasciato raffreddare dopodichè ho buttato l'acqua di cottura ed ho ripetuto l'operazione per altre tre volte. Una volta scolate le bucce le ho pesate ed ho preparato in un pentolino uno sciroppo con un eguale peso di acqua e di zucchero (tanti grammi di uno e dell'altro quanti di bucce). Ho immerso le bucce nello sciroppo e ho lasciato cuocere lentamente fin quando la parte liquida non si è del tutto asciugata (questa fase è abbastanza delicata perchè lo zucchero non deve cristallizzare brunendo ma soltanto addensarsi). Infine ho fatto asciugare per circa tre giorni le bucce caramellate su una gratella. Le ho conservate ben chiuse in un barattolo di vetro, per sicurezza sterilizzato con bollitura.
Per il sorbetto ho fatto bollire l'acqua con il cacao e il fruttosio, quindi ho aggiunto le mie scorzette tagliate a quadrottini ed il cioccolato spezzettato. Ho mescolato lasciando sul fuoco basso fin quando quest'ultimo non si è del tutto sciolto e infine ho trasferito il composto in calici di vetro che ho lasciato raffreddare e poi posto in freezer.
E' molto importante girare spesso il sorbetto per evitare che si ghiacci eccessivamente. Dopo circa tre ore l'ho servito.
E' possibile decorare questo fresco dessert con granelle di frutta secca o con della panna, io l'ho gustato in purezza per poterne assaporare pienamente il gusto intenso di cioccolato ed arancia.
Di questo luogo nel quale trascorro l'estate mi piace moltissimo il paesaggio, la rilassatezza che mi concede, la vista e l'utilizzo delle stoviglie antiche, alcune un pò vintage, altre davvero vecchie... le stoviglie delle nonne, così cariche di ricordi, di storia e di amore...
Con questa ricetta partecipo al contest di "Menta e cioccolato".

martedì 3 agosto 2010

MUSCOLI RIPIENI

Trascorro questo agosto dunque tra la toscana e la liguria, tra il mare ed i monti, in un luogo che di spunti ne offre davvero tanti... spiagge ampie di sabbia o insenature rocciose dal mare azzurro, terme benefiche, passeggiate in altura, tra boschi e campagne collinari dal dolce profilo. Sono a Carrara. Gastronomicamente il panorama è talmente ampio da affascinarmi nonostante la conoscenza (dopo anni di frequentazione!) si stia via via affinando. Fare la spesa qui è piacevolissimo.
La verdura è quella "del contadino", la carne locale è saporita e tenera, le specialità farinacee sono una delizia... il pesce è buonissimo... Così mi ritrovo a camminare tra le stradine di una piccola-grande provincia in cui gli anziani ti guardano passare con fare interrogativo e serioso e in cui in ogni "bottega" vorrei lasciare un patrimonio in cambio di ingredienti!

Questa è una ricetta tipica. Ne esistono diverse versioni, io ho imparato ad assaporare così, con il loro gusto pieno e deciso, le cozze... ops! ...i muscoli ripieni!
Per quattro/sei persono occorrono: 2 kg di cozze fresche, 1 etto e mezzo di ottima mortadella, 100 g di pecorino grattugiato, 1 uovo grande, 2 spicchi di aglio, del pangrattato, 150 ml di latte, 250 g di passata di pomodoro, mezzo bicchiere di vino bianco secco, olio evo, peperoncino (se piace) e sale.

Iniziate pulendo accuratamente le cozze, raschiandole e poi aprendole a crudo con un coltellino ben affilato. Lavatele bene anche all'interno. Nel frattempo preparate la farcia mettendo nel mixer la mortadella con il pecorino, uno spicchio di aglio, l'uovo, una manciata di pangrattato, un pizzico di sale ed uno di peperoncino, un poco di olio. Unite poi latte q.b. (circa 150 ml) a rendere morbido e ben amalgamato il composto. Riempite con questo le cozze.
A questo punto fate rosolare appena in un tegame l'altro spicchio di aglio con dell'olio, quindi unitevi la passata, salate appena e lasciate cuocere per una decina di minuti.
Unite in ultimo al sugo i muscoli, sfumate con il vino e completate la cottura del tutto per altri otto/dieci minuti.
Servite caldi accompagnati da fette di pane appena bruschettato.
Sono deliziose, una tira l'altra!

sabato 31 luglio 2010

MUFFINS ALLE AMARENE E CIOCCOLATO BIANCO

Il mese di luglio mi ha portata lontano, improvvisamente e, devo riconoscerlo, con enorme felicità! Mi scuso per essere pressochè "sparita" ma non ho potuto evitarlo. Sono stata in Venezuela, un luogo affascinante, pregno di storia, di splendidi paesaggi e, soprattutto, di una spiccata personalità.
Il cambiamento socio-politico di cui è protagonista è davvero evidente e nell'aria si respira il senso della coscienza collettiva, motivante, irrequieta, consapevole.
Mi sono perduta tra i volti delle persone più ancora nella meraviglia dei suoi panorami.
I Caraibi sono davvero lunghe spiagge bianche posate a delineare il profilo di un mare caldissimo, verde, invitante. E la vegetazione è rigogliosa, generosa di frutti, dolcissima.
Ho sperimentato ovviamente la cucina locale, curiosa di conoscerne i profumi, i sapori, le tradizioni. Ma di questo vi racconterò più avanti, ora, trasferita per un mesetto a ridosso della Versilia, mi accingo ad altro genere di pasti. La buona cucina toscana-ligure, genuina e saporita mi attende con le sue prelibatezze fatte di testaroli, panigacci, sgabei, farinate, muscoli ripieni...
Questi muffins sono il mio ultimo diletto in cucina, prima di partire, destinati alla colazione... poi mangiati tra le nuvole, volando verso mondi distanti... Sono buonissimi!
Per circa 24 muffins occorrono: 350 g di farina, 200 g di zucchero (io ho utilizzato il fruttosio), 120 g di burro chiarificato, 100 g di cioccolato bianco, 2 uova, 1 bustina di lievito non vanigliato, 250 ml di latte parzialmente scremato, 1 presa di sale e amarene sciroppate q.b.
Mettere in un recipiente gli ingredienti secchi (farina, lievito, zucchero, sale) e mescolare. Nel frattempo sciogliere il burro a bagnomaria insieme al cioccolato bianco, lasciarlo raffreddare un poco quindi trasferirli in una ciotola ed aggiungerci le uova. Sbattere delicatamente con una frusta a mano. Unire a questo composto il latte, versandolo lentamente, e continuare a mescolare. Unire quindi la miscela di ingredienti secchi con i liquidi ed amalgamare il tutto accuratamente. Il risultato deve essere un impasto piuttosto liscio e non troppo denso.
Infine aggiungere le amarene scolate dal proprio sciroppo nella quantità desiderata.
Trasferire ora il composto nelle apposite formine da muffins, foderate con pirottini di carta, quindi porre nel forno già caldo a 180° per circa 15/20 minuti (verificare la cottura con uno stecchino).
Sfornare e servire a proprio gusto sia caldi che freddi, irrorati in superficie con lo sciroppo delle amarene.

lunedì 5 luglio 2010

CRUMBLE DI ZUCCHINE, POMODORI E CAVOLO CAPPUCCIO ROSSO

Oggi crumble! Con un tocco di fantasia perchè questa ricetta nasce tutta dalla mia sperimentazione, dal gioco di combinare i sapori e, soprattutto in questo caso, i colori!
La varietà delle consistenze che si incontrano ad ogni morso è sorprendente, in un insieme dal gusto deciso ma fresco, estivo, adatto anche ad una cena all'aperto o ad un buffet.
La mia versione è in forma di torta porzionabile ma credo sarebbe perfetta in monoporzioni già predisposte su singoli piattini (rigorosamente bianchi perchè le sfumature cromatiche di questo piatto sono davvero belle a vedersi!)...
Per sei porzioni ho usato: per la base di brisè: 250 g di farina, 150 g di burro, un pizzico di sale.
Ho proceduto setacciando la farina e formando la fontana sulla spianatoia, nell'incavo ho versato il burro tagliato a tocchetti e il sale quindi ho impastato rapidamente con le dita per formare delle briciole. A questo punto ho unito un cucchiaio di acqua molto fredda ed ho continuato a lavorare fino ad ottenere un impasto morbido ed omogeneo. Ho messo in frigo a riposare avvolto in pellicola da cucina e dopo un'oretta ho steso col mattarello e ne ho ricavato un disco utilizzando direttamente lo stampo a cerchio senza fondo (generalmente utilizzato per le cheesecake).
Per il ripieno ho usato: 100 g di ricotta di mucca, 100 g di cavolo cappuccio rosso, 3 zucchine romanesche, 1 scalogno, 8 pomodorini rossi molto dolci, olio evo, sale e pepe, il succo di mezzo limone.
Ho iniziato frullando la ricotta con il cavolo cappuccio rosso, sale, pepe e olio evo. Ho così ottenuto una crema di colore violaceo che ho tenuto momentaneamente da parte.
Nel frattempo ho stufato appena lo scalogno tagliato a rondelle in poco olio evo quindi ho aggiunto le zucchine a tocchetti e le ho lasciate cuocere per una ventina di minuti a fuoco medio con il succo del limone, una tazzina da caffè di acqua, sale e pepe. A cottura quasi ultimata ho aggiunto i pomodori a pezzi e dopo circa cinque minuti ho spento.
Per il crumble ho usato: 2 cucchiai di germe di grano, 2 cucchiai di burro a temperatura ambiente, 1 cucchiaio di farina di mandorle, sale, pepe, maggiorana e farina q.b.
Ho impastato con la punta delle dita fino a formare le tipiche briciole, lasciandole per la verità piuttosto morbide (a mio gusto!).
Infine ho assemblato la torta. Sulla base di pasta brisè bucherellata con una forchetta ho steso la crema di ricotta quindi uno strato di zucchine e pomodori e per ultime le briciole. Ho spolverato la superfice con un pizzico di sale e dell'altra maggiorana quindi ho posto nel forno già caldo a 180° per circa venticinque minuti (il crumble deve risultare un poco brunito).
Deve essere servito tiepido.
Con questa ricetta partecipo al contest di "Panna, cioccolato e fantasia".

giovedì 1 luglio 2010

SALMONE MARINATO ALL'ARANCIA

Una ricetta semplicissima e senza cottura per una sera d'estate tra amici, la tavola apparecchiata in terrazza, le lanterne accese ad illuminare la notte, il volo delle falene, lento lento, incuriosite.
I colori vivaci delle stoviglie hanno incontrato le sfumature cromatiche dei fiori e l'aria rinfrescata ha incorniciato il vociare allegro, conviviale.
Questo salmone si prepara con pochi gesti ed ha un sapore delicato, appena agrumato, un buon profumo ma soprattutto ha un aspetto deliziosamente stupefacente... rosa e verde, gentile e ad un tempo vivace.Accompagnato da verdure al vapore è perfetto.
Per sei persone ho utilizzato: 800 g di salmone fresco (pulito e sfilettato), circa 1 kg di sale grosso, 300 g di zucchero, semi di coriandolo, semi di finocchio, pepe bianco, basilico mondato, 3 arance, 2 limoni, 3 cipollotti, dell'insalata valeriana, alcune fette di pancarrè bianco, olio evo.
La ricetta originale (direttamente esportata dalla scuola per chef!) prevede una iniziale marinatura secca che si prepara mescolando: sale, zucchero, semi di coriandolo pestati al mortaio, semi di finocchio, pepe bianco macinato, bucce delle arance ben tritate. Occorre massaggiare letteralmente i due filetti di salmone con questo impasto da entrambi i lati e far poi riposare in frigorifero per almeno due ore. In questo modo il pesce assorbe perfettamente gli odori ed il gusto della marinatura e si prepara ad accogliere la successiva marinatura liquida.
Tolto il salmone dal frigo e ben ripulito con carta da cucina, lo si deve immergere in un intingolo composto da: succo delle arance e dei limoni, basilico, olio evo e cipollotti.
Deve restarvi per un'oretta abbondante.
A questo punto basta scolare ed affettare sottilmente il salmone e servirlo poi con una emulsione di semplice olio evo, un'insalatina valeriana di contorno e, a proprio gusto, qualche crostino di pancarrè passato brevemente in forno a tostare.
Per i miei ospiti io ho aggiunto spicchi di arancia pelati a vivo ed ho frullato alcune foglie di basilico con dell'olio (per ottenere una salsina di accompagnamento). Ho aggiunto infine delle verdure preparate al vapore e poi repentinamente freddate in acqua e ghiaccio per arrestarne la cottura.
Il successo di questo semplice piatto è stato davvero notevole!

Con questa ricetta partecipo al contest di Manuela di: La via delle spezie